Non capisci un’
(In un certo senso sono un po’ come i celiaci, ma all’incontrario: se non mangio qualche prete ogni tanto, finisce che mi sento male.) Mi sono sempre chiesto: ma i celiaci cattolici come la mettono con la comunione?
Flashback. Molti anni fa avevo una fidanzata. Lei mi lasciò, e dopo neanche un mese si mise con un celiaco, apparentemente conosciuto ad una cena per celiaci. La tempistica piuttosto stretta e il fatto che lei non avesse motivo di andare ad una cena per celiaci, non essendolo a sua volta, fecero sorgere in me il terribile sospetto, mai verificato ma neppure smentito, che in realtà la cosa fosse cominciata prima, quando noi due stavamo ancora insieme. Ciò lasciò una ferita profonda nel mio già di per sè fragile animo. Per questo motivo ancora oggi desidero la morte di tutti i celiaci, intesi proprio come categoria. E per questo motivo, se la Chiesa cattolica adottasse regole restrittive nei confronti della celiachia, ad esempio costringendo chi ne è affetto ad ingoiare, per la comunione, una comune ostia contenente del glutine, tutto sommato non potrei dirmi in disaccordo. Dissolvenza, ritorno al presente.
Ma i celiaci cattolici come la mettono con la comunione? Perchè, resti tra noi, se la Chiesa non corresse ai ripari consentendo ai celiaci la comunione con ostie senza glutine, sarebbe un po’ come discriminare una diversità. Ma noi sappiamo anche che questo la Chiesa non lo farebbe mai, vero? D’altronde, lo dico da ignorante, da uno che non ha mai aperto un libro di teologia, non mi pare uno di quei casi in cui si può stare a sottilizzare granchè: in fondo il pane e il vino sono soltanto due simboli, simboleggiano il corpo e il sangue di Cristo. Perciò che importa che siano vero pane e vero vino? Quello che importa è loro il valore simbolico. Dunque mi ponevo queste domande, senza trovare risposta. Fortuna che oggi c’è internet. Ora, pare che in realtà ci sia un problema insormontabile (visto? avrei dovuto studiare un po’ di teologia; o almeno andare al catechismo): pur esistendo la possibilità tecnica di produrre ostie completamente prive di glutine, la Chiesa dice che non vanno bene. Se non è pane, se non c’è vera e propria panificazione (la quale richiede la presenza di glutine) l’ostia non è valida ai fini sacramentali. Niente glutine niente pane, niente pane niente corpo di Cristo. La trasformazione non riesce, come se Miwa si dimenticasse di lanciare un componente a Hiroshi: ce lo vedi Jeeg senza una gamba?
Ma tranquilli, amici celiaci (possiate strozzarvi con l’Orzobimbo), con un poco di buona volontà si trova una soluzione a tutto. Secondo una circolare emanata nel 1995 dalla Congregazione per la dottrina della fede, all’epoca presieduta da un cardinale tedesco poi avanzato di grado, la comunione dei celiaci è possibile con ostie a basso contenuto di glutine, talmente basso che non vi sentirete nemmeno male. Dev’essere la stessa tecnica che usavano certi sacerdoti americani con i chierichetti: se entra solo un pochino non senti quasi niente. In definitiva, o il celiaco accetta di farsi avvelenare un po’ per volta (ma poco poco, per carità), oppure non gli si schiuderanno le porte del paradiso. In fondo è solo la variante alimentare del cilicio.
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