Se i giornali si mettono a copiare la televisione hanno perso in partenza, un po’ come il PD che si sposta al centro: così come non ha granchè senso, per un partito che si dice progressista, rincorrere l’elettorato di destra, visto che ci sarà sempre qualcuno con argomenti un po’ più di destra dei tuoi, allo stesso modo non serve a niente che i quotidiani si mettano a scimmiottare la televisione, perchè sarà sempre possibile trovare contenuti un po’ più televisivi (ad esempio, ma pensa, accendendo la televisione). Eppure sta succedendo sempre più velocemente. Prendete un articolo del Corriere, lo linko nella versione on line ma è stato pubblicato anche sulla carta. Roba fresca, si parla della ragazza di 14 anni uccisa dal fidanzatino e dai suoi amici. Una volta la regola era quella di risistemare le dichiarazioni dei protagonisti, in una sorta di postproduzione giornalistica: la sgrammaticatura veniva corretta, il dialetto eliminato, le eventuali volgarità quantomeno smussate. Lo si faceva a vantaggio del lettore, ma in fin dei conti ciò si traduceva anche in un favore al dichiarante. Tutte cose che in televisione non si possono fare, o non in qualunque contesto, o comunque non si fanno più da un pezzo. La gente della strada (verrebbe da dire il popolo, se non fosse una parola fuori moda) va in onda con tutte le sue brutture: c’è la pensionata con la minima che va a RaiTre a lamentarsi del conto dell’idraulico, e sputa mentre parla in calabrese, non azzecca un congiuntivo, non è in grado seguire un filo logico nella ricostruzione dei fatti; c’è l’esagitato con la maglietta unta che aspetta il pedofilo flagrante fuori dalla questura, e all’inviato del Tg dice che ci vorrebbe la pena di morte senza processo. E questa roba funziona. I reality li vince il concorrente vero, li perde quello falso (che poi “falsità” sia spesso un semplice sinonimo di buona educazione, mi sembra già un discorso differente). E se funziona in televisione, devono essersi detti, funzionerà anche sui giornali. Il punto di svolta è stata la pubblicazione delle intercettazioni di Moggiopoli, nel 2006. In televisione, non essendo disponibili le registrazioni originali, mandavano addirittura in onda versioni ricostruite, con l’imitazione della voce nasale di Moggi, il suo accento meridionale, le sue volgarità. E questo piaceva molto, era una parte del divertimento. Sembrava quasi di essere effettivamente all’altro capo del telefono. I quotidiani, nell’inutile speranza di non perdere terreno, devono essersi sentiti in obbligo di fare lo stesso, per quanto possibile; e si sono messi a pubblicare stralci di intercettazioni così com’erano, anzichè in una versione riveduta, corretta, più comprensibile e meno spassosa. E’ probabile che la tendenza esistesse già prima (io non lo ricordo, ma se è per questo non ricordo nemmeno con cosa ho fatto colazione), ma è stato da Moggi in poi che gli si è dato carattere di prassi sistematica. Con l’articolo che ho linkato qui sopra si passa ad una fase successiva, perchè la pubblicazione non riguarda più intercettazioni riprodotte tali e quali dalla televisione in maniera ossessiva, così che una vera e propria esigenza di mettersi in competizione sul suo stesso piano non esiste nel caso specifico, o non esiste con la stessa intensità con la quale si era presentata nel caso di Moggi (e di Fassino, eccetera). Eppure non si è persa l’occasione di presentare le trascrizioni così come sono: cioè il più possibile fedeli al parlato originale. E le altre dichiarazioni, quelle del padre della ragazzina uccisa ad esempio, anch’esse sono nient’altro che una trascrizione letterale. Col che la vecchia regola giornalistica dell’adattamento del parlato al linguaggio scritto può dirsi del tutto superata.
«Voleva incolparci che sicuramente uno di noi l’aveva messa incinta.»
«Poi pure io ci ho messo la mano in bocca a Lorena fino a quando non ci siamo accorti che la stessa non respirava più e gli usciva anche sangue dalla bocca…»
«Bastardi. Rispetto a loro Totò Riina un signore è.»
«Ti scippo la testa se non lasci i nostri figli in pace»
Non ci dicono niente di più di quei ragazzi, o dell’ambiente in cui è cresciuta la vittima, di quanto non facciano i fatti in sè. Però volete mettere: sembra di vederseli davanti, con la parlata verace della bassa scolarizzazione e i sentimenti peggiori che fuoriescono senza filtro. Sono talmente
veri che non li manderemmo nemmeno in nomination, se i giornali avessero le nomination come la tv (e in futuro, chissà).