Per ammazzare il tempo questo e altro

Credo che dovrei mettermi in animo di cambiare la mia foto sul blog. Risale all’autunno del 2004, cioè quasi 4 anni fa. Nel frattempo sono ingrassato, mi sono comparse le rughe d’espressione attorno agli occhi e sulla fronte, sono diventato quasi calvo, e in un incidente d’auto ho perso l’occhio sinistro, prontamente rimpiazzato da una biglia di plastica con all’interno il ritratto di Saronni.

Quindi via, parte il concorsone senza premi: scegliete il soggetto della foto che prenderà il posto dell’attuale. Nel senso che il soggetto sarò sempre io, naturalmente, ma voi deciderete come dovrò presentarmi: parti del corpo esposte, postura, contesto, annessi e connessi. Niente robe porno né situazioni umilianti, per il resto vale tutto. Due ulteriori note da tenere in considerazione ai fini della fattibilità complessiva: la prima è che la fotografia sarà identica, nelle dimensioni, a quella che vedete (perciò sarà sconsigliabile, ad esempio, una foto aerea, perchè non si vedrebbe niente); la seconda è che con la macchina fotografica sono una capra e non so usare Photoshop, per cui è bene che si tratti di uno scatto semplice. Tra le idee che verranno proposte nei commenti a questo post verrà successivamente indetto un sondaggio al fine di scegliere la migliore (o la peggiore, ché mica mi fido troppo di voi). Avanti, alè, c’è tutto il ponte del primo maggio per pensarci.

Se la gente desse retta ai blog

Saprebbe in anticipo come andranno a finire le elezioni, altro che gli exit poll sballati degli istituti demoscopici. Sembra infatti che il sistema di cui si parlava qualche post fa, in grado di predire l’esito elettorale scandagliando la rete in cerca di opinioni ed intenzioni di voto, abbia funzionato: qui la pagina del sito del programma radiofonico con l’annuncio della buona riuscita, inserito dopo la chiusura dei seggi, e qui l’intervista ad una ricercatrice che ha collaborato al progetto (qui invece il podcast dell’intera puntata).

No, dài, adesso sul serio: questi la buttano lì con due mezze parole sottovoce, dicono che il software ci ha preso, e poi si mettono semplicemente a spiegarne il funzionamento. E le prove che ci ha preso davvero? E i risultati? Perchè non ne parlano? Non c’è stato neanche un minimo scarto con i dati reali? Sostenevano che la previsione fosse stata depositata presso un notaio. Quale notaio? Perchè non è stato interpellato in trasmissione per dare la sua conferma (che poi avrebbero potuto anche chiamare il cognato del conduttore e dirgli di spacciarsi per notaio al telefono, ma almeno sforzarsi di fare finta)? Quindi avevo ragione io e basta.

Osservatorio House /29

Il telefilm più in voga del momento: sinossi degli episodi e brevi annotazioni. Per chi ha perso la puntata della domenica. Per chi s’è abbioccato a metà. Per chi è andato in fissa sulle cosce della Cuddy e non ci ha capito più niente.

Episodio 4x11. Si raccontano storie di persone che si incontrano in chat e per non saper nè leggere nè scrivere si mettono a fare le maialate nudi davanti alla webcam. Beh, io non ci ho mai creduto più di tanto, sono certo che si tratti quasi sempre di leggende. Comunque a me non è mai capitato di fare incontri del genere (forse dipende anche dal fatto che non frequento le chat e non uso alcun messenger, dovrei provare). Il dottor House invece, con la scusa di visitare il caso della settimana, psichiatra trentennne aggregata ad un centro di ricerca al polo sud, coglie l’occasione per farla spogliare davanti alla webcam. Che dire, a lui è andata bene. Forse essere un personaggio di fantasia aiuta. La donna soffre di coliche renali, insufficienza respiratoria, più qualche altra scartina. Mentre pensa ad una diagnosi, House cerca di riottenere la tv via cavo gratuita all’interno dell’ospedale, e per questo incarica gli assistenti di rendere la vita impossibile alla dottoressa Cameron, membro della commissione bilancio. Ci riescono così bene che la Cuddy è costretta a licenziarla (o forse no, lo scopriremo nelle prossime puntate). Nel frattempo, dopo un paio di diagnosi andate a vuoto, la paziente entra in coma. House si affida alla new age e ordina ad un collega della ricercatrice di bere la sua urina per poterne scoprire le cause, e in seguito di trapanarle la tempia per far abbassare la pressione endocranica. Lui esegue tutto, poichè segretamente ed in silenzio l’ama. La soluzione: una frattura al ditone del piede (che House non aveva notato durante la visita via webcam, perchè la donna aveva tenuto indosso un paio di calze) dalla quale partono un sacco di schifezze che entrano in circolo e provocano tutti i sintomi. La frattura viene ricomposta, la paziente è salva, l’amore trionfa. House è un po’ scornato perchè in fondo la psichiatra piaceva anche a lui (chiamalo scemo: una che ti fa vedere le tette in webcam non la si trova mica al supermercato). Wilson ha una donna: House lo segue al ristorante, scoprendo che si tratta di Amber, l’assistente arrivista licenziata qualche puntata fa.

Note. L’angolo della citazione: all’inizio della puntata, House rovescia sul tavolo una scatola di cartone contenente tutti e soltanto i medicinali a disposizione del gruppo di ricercatori bloccati al polo sud, invitando gli assistenti a lavorare su quelli per stabilire le modalità di intervento. Mi piacerebbe cogliere precisi riferimenti a Dostoevskij, in modo tale da fare un figurone. Ma per riuscirci dovrei cominciare a leggerlo, Dostoevskij. La mia cultura pop mi rimanda invece ad una famosa scena di Apollo 13, nella quale la scatola di cartone conteneva tutti gli ammennicoli a disposizione degli astronauti.

Archeologia linguistica

Domanda ai più anziani. Voglio dire, a quelli più anziani di me. Come ci si arrangiava al lavoro una volta, quando non era ancora entrata in vigore (ché io parlerei proprio di vigore, come per le leggi) l’insopportabile locuzione “ci aggiorniamo”? Esistevano espressioni equivalenti? Altri modi, magari meno sintetici, per esprimere lo stesso concetto? O era proprio il concetto sottinteso a mancare? No, solo per sapere se oltre ad essere brutta ha almeno una sua funzione specifica, se aggiunge qualcosa che prima non c’era.

Se l’han fatto i Beatles

Ora credo di aver visto davvero tutto: la reunion dei Bee Hive in carne ed ossa, quelli del telefilm, con un nuovo look minimal-giovanilistico adatto ai nostri tempi. Per dire, senza il ciuffo rosso non riesco a capire chi sia Mirko: Satomi è il primo a sinistra, e okay; ma poi? E Marco Bellavia dov’è? Non ci crede nessuno che aveva di meglio da fare. (Il rischio che si tratti di una vaccata è altissimo.)

Ci facciamo sempre riconoscere /5

Che palle, qui in provincia non succede mai niente di eccitante. Per fortuna che ogni tanto qualcuno si ricorda di noi. Tipo, ieri notte. Ieri notte, saranno state le 3, stavo dormendo il sonno dei giusti. Mi sveglio col cuore in gola perchè sento un BOOOM appena fuori di casa. Mezzo minuto dopo, un altro BOOOM. Ecco, ci siamo. Siamo in guerra con la Svizzera. Bòm. Questo era meno forte dei primi due. Hanno già finito le munizioni dell’artiglieria pesante, dev’essere per forza la Svizzera. I mastini di Al Qaeda, i cani della villetta dietro casa mia, così soprannominati perchè gli inquilini sono arabi (e non calabresi, come avevo erroneamente creduto la prima volta che li ho sentiti parlare fra di loro), non la smettono di guaire. Tempo zero e arrivano le sirene dei vigili del fuoco. No, sul serio, ci hanno messo un attimo, meglio dei pompieri di Ground Zero. A quel punto mi dico: pare che stia succedendo qualcosa. Mi affaccio alla finestra e difatti, nella via che dal retro della mia casa arriva fino alla statale del Sempione, si intravedono delle fiamme e una colonna di fumo bianco. Figata, Busto Arsizio is burning, ma proprio letteralmente. Starà andando a fuoco il locale della spazzatura della palazzina che si trova lì, la zona è quella. Strano però, non giustifica le esplosioni. Forse è il magazzino dell’impresa poco più avanti: vai a sapere cosa ci tengono, magari è materiale pericoloso.

Alla fine me ne sono tornato a letto, perchè in fondo viviamo in un mondo arido dove ognuno pensa per sé, e quindi saranno stati anche un po’ cazzi loro. Poi magari è gente che vota Forza Italia o come si chiama adesso, e allora gli sta pure bene. Invece, ho scoperto stamattina, era un’autobomba. Beh, io la chiamo così perchè fa più sensazione. In ogni caso era un’automobile che ha preso fuoco ed è saltata in aria. O il contrario. Il SUV di un inquilino della palazzina di cui dicevo, parcheggiato come al solito appena fuori dall’ingresso. Ora, non so se avete colto le sottili implicazioni di quello che ho appena scritto: le auto non esplodono da sole, tantomeno se sono spente. Qualcuno l’ha fatta saltare di proposito. E’ una vendetta trasversale del racket albanese della droga e/o della prostituzione. E tutto ciò appena due settimane dopo che nella mia via si sono manifestati segnali di degrado assai preoccupanti (in realtà l’ingresso della casa fatta sgomberare dà su un’altra strada, quindi è inutile che i mass media tentino di gettare fango sulla via dove abito, qui c’è solo gente onesta che lavora). Oppure è qualcosa di più sottile: la macchina era un SUV, il genere d’auto che più di tutti incarna il benessere molesto dei nuovi borghesi, uno dei bersagli preferiti dalla sinistra negli ultimi anni. Può essere come dice Cossiga: ora che la sinistra è fuori dal Parlamento c’è il rischio di una recrudescenza terroristica, di un rifugio nella lotta armata. Forse il nuovo terrorismo parte proprio da qui, da casa mia. E insomma, la sostanza del discorso è che sono molto preoccupato, ma anche no.

(La drammatica testimonianza fotografica.)

Osservatorio House /28

Il telefilm più in voga del momento: sinossi degli episodi e brevi annotazioni. Per chi ha perso la puntata della domenica. Per chi s’è abbioccato a metà. Per chi è andato in fissa sulle cosce della Cuddy e non ci ha capito più niente.

Episodio 4x10. Tutte le bambine, crescendo, entrano inevitabilmente in competizione con la propria madre. Ma Jane è troppo piccola per fare a gara con mamma Maggie a chi fa girare la testa a più uomini, perciò il loro è ancora un rapporto idilliaco, basato sull’assenza di segreti. Saremmo portati a credere il contrario quando Maggie tenta di uccidere la figlia facendola sfracellare al suolo durante un’esercitazione di arrampicata libera, ma si tratta solo di apparenza: in realtà la madre ha un’improvvisa paralisi alle mani che le impedisce di fare da contrappeso. Ma non di diventare il caso della settimana. Maggie è una giovane donna single. Dopo la morte della madre per un carcinoma mammario ha scoperto di aver ereditato una malattia genetica, e si è fatta praticare una mastectomia preventiva. Ciò nonostante pare collezionare un amante dietro l’altro. Certo che è pieno di pervertiti, là fuori. E come se non bastasse, ad un certo punto comincia a sanguinare dagli occhi. Quando Eunuco Chase le tràpana un osso, dal suo corpo esce del fumo. Prego, maschi, fatevi avanti. Magari bacia bene. House cerca di ricostruire l’anamnesi della paziente andando alla ricerca della verità dietro quelle che ritiene essere bugie. Quando Maggie non autorizza un prelievo di midollo da Jane, House scopre che fra le due non ci sono rapporti di sangue. La diagnosi corretta rivela un carcinoma mammario, evidentemente ereditato dalla madre. Con la rilevante particolarità che il tumore non si trova nel petto (come ricordavo all’inizio, Maggie si era sottoposta in passato ad una mastectomia preventiva) ma nella gamba, all’altezza del ginocchio. Cioè, questa ha una tetta sul ginocchio. Mmmh, comincia a piacere anche a me. E la morale dell’episodio è che l’eredità materna è un fardello dal quale non possiamo fuggire.

Note. Forse dipende da me, che a forza di guardare il telefilm e di scriverci sopra dei post sono entrato nell’ottica degli sceneggiatori (non che ci sia da farne un vanto), o forse la puntata era fiacca di suo. Ma il colpo di scena finale (madre e figlia non sono madre e figlia) mi è sembrato il più telefonato dell’intera serie.

Svegliatemi quando sarà tutto finito

Mi sento male. Cos’è adesso questa storia che Berlusconi “apre ai ministri del PD”? Io non sono pratico della politica, quindi può darsi che mi manchi qualche passaggio fondamentale, però ero convinto che funzionasse più o meno così: chi vince governa e si prende le responsabilità di come ha governato. Okay, da un po’ di tempo non è più come una volta. Prima, quando i governi erano tutti espressione dello stesso colore, o comunque erano riconducibili ad alleanze che facevano capo allo stesso partito, la regola era di applicazione piuttosto semplice. Più difficile era far emergere le responsabilità specifiche, ma questo è già un altro discorso. Da quando siamo entrati nella fase dell’alternanza non è più così, perchè c’è una certa convenienza politica a mettere le mani avanti e a scaricare eventuali responsabilità sul governo precedente, specie in politica economica. Ce lo ricordiamo, no? Arriva Tremonti, si inventa un buco che non esiste per poterlo poi creare lui stesso, eccetera. Fin qui è persino comprensibile (no, non lo è, solo che ci si abitua a tutto). Però con la storia dell’apertura al PD per la formazione del governo mi pare che ci sia un salto di qualità. Sembra quasi che le cose stiano così: dopo aver vinto le elezioni spacciando il risanamento dei conti per depauperamento puro e semplice delle famiglie, finiti i tempi delle promesse e cominciati quelli delle “scelte impopolari”, Silvio chiama due o tre pupazzi del PD per condividere la responsabilità di decisioni che prenderà lui soltanto. Andrà a finire che la morte di ciò che rimane del welfare sarà stata decisa da Veltroni. Che Berlusconi ci provi è non dico normale, ma almeno in linea col personaggio. Che Veltroni accetti è semplicemente da pirla. Giuro, se questa cosa va in porto scendo in strada e MI METTO A URLARE COME UN PAZZO finchè non mi portano via.

Le prime conseguenze del voto

- Siamo a metà settimana e Veltroni ha già sbroccato, la sconfitta gli ha dato alla testa. Visto che gli hanno scippato il governo vero, dice che vuole formare un governo-ombra, come Natta nel 1989 (ma lui Natta non lo cita, perchè insomma, poi la gente crede che sia una roba da comunisti). Ora, io questa storia del governo-ombra non l’ho mai capita bene, anche perchè non sono pratico di giochi di ruolo. La prima cosa che mi viene in mente se mi dici “governo-ombra” è che il premier come minimo dev’essere un rabbino.
- D’ora in poi mia madre si rifiuterà di guardare non solo Mediaset, ma anche la Rai. Sky peggio che andar di notte perchè è dell’amicone Murdoch. Il digitale terrestre non lo vuole nemmeno in casa per la storia della Gasparri e per gli incentivi all’acquisto dei decoder fatti apposta per favorire il fratello di Berlusconi, che li produce. Le rimangono La7 e le cartomanti sui canali locali. Tempi duri per i puri.
- Ho sentito dire in giro che il ministero della salute potrebbe andare ad una personalità vicina a CL. Fossi in voi farei scorta di anticoncezionali, finchè sono ancora legali.
- Gli effetti dell’exploit leghista si fanno già sentire: ieri mattina due extracomunitari mi hanno ciulato il portafogli. E’ la seconda volta che mi succede: la prima, più di dieci anni fa, me lo sfilarono in una Milano amministrata da un sindaco leghista. Io ci vedo una connessione. O magari sono solo io che sono fesso, chi dice di no.

Chi meno ama (chi più odia) è più forte, si sa

Ci sono volute queste elezioni per capirlo definitivamente: la demonizzazione di Berlusconi non ha mai funzionato, non ha mai pagato. Se non altro perchè non è mai esistita. E’ un’altra balla che ci hanno raccontato lui e i suoi: “Scusate, credo che la concentrazione dei media in mano ad un leader politico potrebbe essere un prob…” “La sinistra non sa fare altro che prendersela con Berlusconi! Demonizza il capo del governo / dell’opposizione!”. Dagli e dagli, si è finito per credere che la demonizzazione di Berlusconi fosse un fatto vero, tangibile. Intendiamoci: al bar, al circolone degli alpini (oppure sui blog) non è difficile incontrare l’elettore di sinistra che dice peste e corna di Berlusconi; o di Cobolli Gigli e di Guidone Rossi, se è per questo. Ma l’inquilino del bar, quello del blog, hanno questo difetto: che non contano niente. Ad esempio, non sono in grado di spostare voti: talvolta nemmeno il proprio, figuriamoci quelli altrui. Se invece consideriamo gli uomini che contano (non i giornalisti, non gli opinionisti, non i comici, che vivono di luce riflessa e talvolta solo per una stagione; dico proprio loro, i politici), allora di demonizzatori non ne ho mai visti, almeno in mezzo alla sinistra. C’è quello che fa pappa e ciccia con Berlusconi per la Bicamerale, salvo poi prenderlo nel didietro e tuttavia non imparare la lezione; c’è quello che in Parlamento lo rassicura, dice che le sue televisioni non saranno toccate; ci sono quelli che tacciono e sotto sotto solidarizzano con lui per le rogne giudiziarie; e più in generale esiste una generazione di politici di sinistra (di tutta la sinistra) che ha accettato Berlusconi per quello che sappiamo essere e per ciò che rappresenta. Possono avere ragione o torto; oppure possono avere torto e tuttavia essere spinti da considerazioni che realisticamente consigliano di relegare certi temi sullo sfondo, in attesa di tempi migliori. Ma non è questo il punto. Il punto è: alla faccia della demonizzazione. L’ultimo esempio della serie ce l’ha fornito proprio Walter-il-salvatore-della-sinistra, non più di una settimana fa. C’è questo tizio che si è tenuto un mafioso in casa, che ha per braccio destro un condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, che alla vigilia delle elezioni eleva a modello di eroe lo stesso mafioso di prima. “Berlusconi è un mafioso”. Vai Walt, attacca, è il tuo momento. “Berlusconi è l’erede di Provenzano”. Non sarà del tutto vero, ma non può essere nemmeno così falso. Ammesso che la verità-falsità delle affermazioni abbia ancora qualche rilevanza. Avanti Walt, a parti invertite lui non si lascerebbe scappare l’occasione; anzi aggiungerebbe: “Ne ho le prove, le rivelerò dopo le elezioni”. Okay, non vuoi infierire? “Berlusconi è espressione della cultura mafiosa di questo Paese”. Così è perfetta. Invece Walter, il vero Walter, non lo Walt dei miei sogni, è questo: “Sulla mafia Berlusconi mantiene una posizione ambigua”. Oooh… ambiguaaa… Tenero, mi viene voglia di fargli una carezzina sulla pelata. Non so, cos’altro deve fare per uscire da questa sua ambiguità? Sciogliere qualcuno nell’acido in diretta da Vespa? Poi forse possiamo cominciare a porci il problema più seriamente? Non tutti ricordano che il padre, concettuale e linguistico, del buonismo, è proprio Veltroni, all’epoca in cui era direttore dell’Unità e metteva le videocassette di Fantozzi in allegato al quotidiano (ce le ho ancora). Il buonismo ha accompagnato la sinistra per quindici anni, insieme un imperativo morale e un manuale di buone maniere. E Veltroni ha infine raccolto tutta questa riserva di buonismo, di fare, di contenuti, di speranze per i giovani vendute ad un paese di vecchi, e infatti ha stravinto le elezioni. Alla Camera, senza Di Pietro, prende quattro voti in più di quelli presi nel 2006 dall’Unione. La SA nel frattempo è crollata. E’ troppo semplicistico pensare che quei quattro voti aggiuntivi siano arrivati per lo più da ex comunisti o verdi terrorizzati dal ritorno dell’anticristo e sedotti dalla teoria del voto utile? E quindi dedurne che a parte un rimpasto interno il PD non abbia prodotto niente? Vedremo cosa dirà il futuro, ma per il momento non ho molti dubbi. In ogni caso, il discorso di fondo resta: potremmo stare a parlare per ore della demonizzazione di Berlusconi, se sia utile alla causa oppure no, se renda in termini di voti. Potremmo farlo, se mai fosse esistita come fatto concreto e rilevante, come precisa strategia politico-operativa. Ma, per l’appunto, in tali termini non è esistita mai. L’unico che sembra aver spinto sull’equazione tra Berlusconi e pericolo è stato Di Pietro, che nel suo piccolo ha quasi raddoppiato i voti. Più chiaro di così.

Dall’altra parte abbiamo il campione della disciplina, uno che se gli chiedi di demonizzare effettivamente l’avversario non si tira certo indietro, dal famoso “miseria, terrore e morte” in giù; e quando le occasioni mancano c’è qualcuno che gliele crea (il cimicione farlocco, Telekom Serbia, eccetera). Il risultato è che vince sempre, o almeno pareggia. In realtà l’unica volta che ha davvero perso è stata nel ‘96, e solo perchè non ha saputo gestire le alleanze. Cioè, ha fatto tutto lui.

Non so davvero cosa manchi per trarne le conclusioni, conclusioni che personalmente da anni sintetizzo così: berlusconismo nelle forme, sinistra nei contenuti. Dopo di che le alleanze, il correre da soli, il maggioritario, il proporzionale, le soglie di sbarramento, le preferenze, tutto il resto: quanto sono secondari, quanto sono residuali. Certo, poi sono il primo a dire che il berlusconismo viene un po’ difficile se non hai i suoi stessi mezzi. Ma almeno provarci, una volta soltanto.