Osservatorio House /25

Il telefilm più in voga del momento: sinossi degli episodi e brevi annotazioni. Per chi ha perso la puntata della domenica. Per chi s’è abbioccato a metà. Per chi è andato in fissa sulle cosce della Cuddy e non ci ha capito più niente.

Episodio 4x07. L’uomo ideale di ogni donna è quello che sa farla ridere. Provate a spiegarlo al caso della settimana, teenager afroamericano con faccia da klingon. Il freak si trova al Princeton Plainsboro per rimuovere la propria deformità, ma nelle prime fasi dell’operazione va incontro ad un attacco cardiaco, il che naturalmente suggerisce di rimandare l’intervento. Fa seguito la solita serie di diagnosi, dalla droga all’artrite reumatoide giovanile, tra le quali si distinguono per insipienza quelle della dottoressa della CIA assunta alla fine della scorsa puntata. House si rende conto di averla considerata più per la sua avvenenza che per le reali qualità professionali, e scopre così di essere, in fondo, un uomo debole come tutti gli altri (o almeno come me). E’ Numero Tredici a capire che si tratta della malattia di Lyme, indovinando la presenza di un rush cutaneo sfuggito a tutti gli altri medici perchè nascosto dalla capigliatura del freak. Infine House, recuperando un barlume di dignità intellettuale ma perdendo totalmente quella di maschio, licenzia la dottoressa della CIA.

Note. Se volete fare bella figura in compagnia parlando di televisione, potete definire questo episodio come meta- qualcosa. Cioè, prendete il prefisso “meta” e ci aggiungete una parola a caso. Tanto quegli ignoranti dei vostri amici non capirebbero comunque. Gran parte della puntata è vista attraverso la macchina da presa che sta realizzando un documentario sulla storia del paziente, e la cui presenza deve essere tollerata perchè è la produzione a pagare le spese mediche. La trovata diventa un’occasione per giocare con lo spettatore (”Il paziente è attaccato a un pace-maker, è l’unica cosa che fa continuare a battere il cuore” “Lo sappiamo, siamo medici” “Certo, lo stavo solamente dicendo per loro”).

No, ma mi raccomando eh, continuate a votarlo

C’ è un problema grandissimo, quello dei brogli.
(Secondo-voi-chi-mai-l’avrà-detto, 17 marzo 2008)

Ci sono stati troppi brogli nella notte delle elezioni. Ho potuto verificare i verbali di voto e c’e’ da inorridire, soprattutto al Sud.
(Lo-stesso-tizio-di-prima, 12 marzo 2008)

E alla fine non ti aveva mica ragione? Solo che gli imbrogli erano i suoi.
I due presidenti di seggio avrebbero favorito, con la falsificazione di 580 schede, una lista che appoggiava il sindaco Diego Cammarata (centrodestra)

E già che ci siamo. Come voi villici probabilmente non saprete, dalla mezzanotte di ieri è entrato in vigore il divieto di pubblicazione dei sondaggi elettorali, previsto dalla legge fino alla chiusura dei seggi. E taaac, qui ti scappa il colpo di genio di questo blog controcorrente! Infatti, per sfidare la politica e FOTTERE IL SISTEMA ho aspettato a bella posta fino ad oggi per aprire il sondaggio elettorale della Finestra sul porcile. Certo, avrebbe fatto ancora più figo se l’avessi aperto a mezzanotte e un minuto, solo che ieri sera mi sono abbioccato davanti alla tv mentre guardavo la Bignardi. Comunque votate. Non vale farvi le foto col telefonino al momento del clic. (E’ possibile controllare i risultati cliccando su “View Results”, accanto al pulsante di voto.)

Nel 2006 ero la Rosa nel pugno

O meglio. Nel 2006 il giochino elettorale era stato taroccato a favore della Rosa nel pugno, di modo che tutti quelli che lo facevano risultassero politicamente affini al ticket Pannella-Boselli. Stavolta io sono l’Italia dei Valori. O meglio, eccetera. (Per dire, finora tra i blog che leggo di solito ho trovato questi risultati: 1 2 3 4.)

Ci facciamo sempre riconoscere /3

Caso vuole che le coincidenze saltino fuori tutte in una volta. D’altronde se non fosse così non parleremmo di coincidenze. Avete presente Andrea Verde, il candidato del Coso della Libertà invischiato nel business dei filmini porno (beato lui), che qui vediamo intento a discutere animatamente di politiche dell’immigrazione? Dove credete che abbia cominciato la sua avventura nel mondo delle produzioni audiovisive? Dove ha potuto trovare un substrato economico e culturale in grado di recepire la sua sfida editoriale?

Ancora giovincello, nel 1986, l’attuale candidato del Pdl ha infatti aperto una società che si chiamava “Mega Tre di Verde Andrea & C. S.D.F”, ramo “attività radiotelevisive”, con sede in Busto Arsizio, via Macchiavelli 22.
Ecco, praticamente a casa mia. (Via Piovono rane.)

Cosa dice il Corano sulla moviola in campo?

La conversione-spottone di Magdi Allam ha molto di politico, una discreta dose di ipocrisia, forse un pelo di patologia (stiamo a vedere: se la prossima mossa è sbiancarsi come Michael Jackson, l’uomo ha dei problemi). Ma è anche una delle migliori risposte possibili ai teorici dell’islam armato sempre e comunque, oggi come nel futuro (quindi, paradossalmente, allo stesso Allam). Naturalmente non metto in discussione la sostanziale eccezionalità dell’evento, sia per le ragioni alle quali ho appena accennato, sia per la portata che gli si è voluta attribuire. Al contrario, tale eccezionalità la vorrei sottolineare. Allam è (era) un musulmano (forse sì, forse no, forse cristiano copto convertito per convenienza, forse non convertito per niente, forse non gliene frega nemmeno a lui, forse non è questo il punto, neanche per noi) residente in Italia, atipico in quanto tale non solo per le posizioni ideologiche; ma, in un momento logico a mio parere anteriore, per la sua posizione sociale: un professionista ben inserito nel contesto produttivo del nostro Paese, con pieno accesso ai beni e ai servizi che il sistema economico offre, partecipe ai processi politici. Ciò che l’insieme di questi fattori ha prodotto, lo si vede bene: ha prodotto un Magdi Cristiano Allam, un musulmano che si converte al cristianesimo senza nemmeno passare per la new age. E se il discorso regge per il più, a maggior ragione vale per il meno.

- Aziz! Domani è il grande giorno! Ti farai saltare in aria per la gloria dell’Islam.
- No, guarda, ho fatto casino con le date. Domani non posso, c’è la Champions.
- Ma… ma… e il profeta? E i cani infedeli?
- E l’abbonamento allora? Si paga, cosa ti credi. Che i soldi non li gratto mica giù dagli alberi.

Non che ci si debba aspettare una conversione in massa (ammesso che la si desideri; a me, ad esempio, non potrebbe fregare di meno); ma quantomeno la coesistenza passerà necessariamente da lì. In tanto si riuscirà a far accettare le regole di convivenza pluraliste e democratiche anche a chi oggi le subisce di malavoglia, in quanto si riuscirà nel tempo, tempo che va misurato in almeno una generazione, ad includerlo nel nostro sistema non solo valoriale, ma anzitutto materiale. Che sembra poca cosa, ma è l’esatto contrario dell’approccio che si tende ad avallare ora (accettazione delle regole - accesso al sistema). Diversamente, non credo si vada da qualche parte.

Ci facciamo sempre riconoscere /2

Dopo l’episodio del giornalino scolastico sul quale è stato pubblicato un articolo dal titolo “I musulmani ci mangeranno”, dalle mie parti si è acceso il dibattito. Il quale dibattito verte sui seguenti temi: è giusto che l’istituto scolastico, frequentato anche da giovani islamici, si dissoci dai contenuti della pubblicazione? La xenofobia, in quanto tale, è un sentimento esecrabile? Per ora prevalgono i no. E non fate quelli che si indignano, ché qui non siamo per niente strani, siamo soltanto un bel po’ più avanti di voi. (Giochino per passare la giornata: infiltrarsi tra i commenti in fondo alla pagina che ho linkato e portare una controffensiva progressista; o, se si preferisce, accodarsi alla maggioranza; o ancora, ma qui andiamo sul perverso, fingersi della parte opposta alle proprie reali opinioni e sbracare in modo caricaturale.)

Un Paese a conduzione familiare

Circa un mese fa mi chiedevo cosa farà il prossimo governo Berlusconi per disinnescare le magagne di Malpensa e Alitalia, date le premesse politiche. E non so, devo ancora inquadrare al meglio i termini della questione, e poi forse sono viziato dal pregiudizio ideologico, e infine si tratta di sicuro una vaccata buttata lì tanto per dire, ma così, ad una prima occhiata, non è che la risposta mi piaccia molto. E già che ci siamo, perchè niente accade per caso: secondo voi, quando B. suggerisce di vendere le caserme vuote (come quella dove ho fatto il CAR) per farci dei centri commerciali, ha già in mente un acquirente in particolare? E un prezzo?

Ci facciamo sempre riconoscere

Pare, io lo scopro adesso, che nella mia città ci sia un “liceo dello sport” (eh? ma esistono davvero? devo essere rimasto un po’ indietro con le riforme della scuola) intitolato a Marco Pantani. Che è un po’ come dire: istituto alberghiero “Capitan Findus”. Il senso di straniamento è solo in parte smussato dal fatto che la scuola sia stata istituita nell’ambito della Fondazione Marco Pantani, e allora vabbè, quale nome pretendi che gli diano. La finalità dell’istituto scolastico (che, forse vi è sfuggito, si chiama “Marco Pantani”) è quella di fornire agli studenti un piano

[…] di educazione etico-morale dello sport che affianca al programma di studi standard programmi di educazione sportiva che insegnano ai ragazzi un approccio sano e positivo allo sport, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto formativo umano e il rapporto con la famiglia. L’idea nasce da una profonda riflessione su quali siano veramente i valori dello sport e come lo sport possa essere portatore di educazione anche nella vita. La scuola insegna ai ragazzi un agonismo “sano” per farne sì dei campioni ma con uno spessore umano tale da affrontare sia il successo che la sconfitta.
E la parte migliore è che al termine del percorso di studi si conseguirà un diploma di Stato di maturità scientifica. Siamo (colpa della legge, non dell’istituto) al doping dei titoli di studio. Buffo come alla fine tutto torni.

Ultim’ora.
Visto che si parlava delle scuole della mia città. Visto il titolo del post. Tac, eccone un’altra, di scuola bustocca. Per inciso: io ho fatto lo scientifico, e ovviamente quelli del classico, intesi proprio come categoria, mi stavano sulle palle.

Vatti a fidare dei preti

Uno dei motivi per cui mi risulta abbastanza difficile immaginarmi credente, anche in prospettiva: ho appena scoperto che il giorno in cui è d’uso distribuire rami d’ulivo si chiama domenica delle palme.

Quando non hai più la forza di arrabbiarti

Puoi sempre passare al Lexotan. Io l’ho fatto da un pezzo. Perchè da noi la campagna elettorale andrebbe affrontata (da tutti: protagonisti, spalle ed elettori) con l’aiuto degli psicofarmaci, e magari col sostegno di un terapeuta. Ad esempio per calmare Paolo Ferrero e aiutarlo a liberarsi dal suo delirio paranoide, che gli fa vedere complotti in RAI anche per la storia della lavoratrice precaria presa per il culo da Berlusconi. Dice che è stato un teatrino preparato ad hoc, che hanno mandato apposta una simpatizzante. Come se ad assistere ai comizi, di regola, non andassero in prevalenza i simpatizzanti. Mi verso dell’altro Lexotan alla spina per la vicenda in sè. Non tanto a causa di Berlusconi, che sta solo raschiando il fondo del barile del suo repertorio (siete indignati? ancora? non ci avete fatto l’abitudine? ma dove avete vissuto negli ultimi quindici anni? e dài, dateci un taglio), e in fondo ha pure la sua parte di ragione (in una società interamente condizionata dal familismo, il modo migliore per uscire dai guai è farsi una famiglia: mi pare che il ragionamento fili). Quanto per la poverina, e per tutti noi. Da lei ti saresti aspettato una reazione: c’è un vecchio satiro pelato che ti sta umiliando in diretta. Come donna, come lavoratrice. E màndacelo, no? Scandendo bene le parole, ché anche se non si sente si possa almeno leggere il labiale. E invece niente, lei lo vota. Ancora un po’ e si offre come bersaglio per il torneo aziendale di bukkake. E quanti altri come lei. Fino a questo punto siamo dovuti arrivare. Il bello è che non ci siamo arrivati mica adesso. A me la precaria del PdL ricorda tanti italiani degli anni ‘90, quelli che “ma rubavano per noi, per far muovere l’economia”: avessi un Euro per tutte le volte che l’ho sentito dire, la farei marciare io l’economia. A mio favore, ovviamente, e voi a strisciare nel fango. Non impariamo mai, tutto qui. E siamo come quei cornuti che piuttosto di ammetterlo mistificano la realtà anche a sé stessi. Se non è da psicoterapia. Poi quello ricomincia coi brogli preventivi. Dev’essere una specie di linguaggio in codice per la truppa: allora ragazzi, quando dico “brogli della sinistra” cominciate ad imbrogliare; ci vediamo a Palazzo Chigi, fino ad allora mantenete il silenzio radio. (Visto? Sto diventando paranoico peggio di Ferrero. Chissà se il caffè corretto Lexotan si lascia bere.)