Osservatorio House /25
Il telefilm più in voga del momento: sinossi degli episodi e brevi annotazioni. Per chi ha perso la puntata della domenica. Per chi s’è abbioccato a metà. Per chi è andato in fissa sulle cosce della Cuddy e non ci ha capito più niente.
Episodio 4x07. L’uomo ideale di ogni donna è quello che sa farla ridere. Provate a spiegarlo al caso della settimana, teenager afroamericano con faccia da klingon. Il freak si trova al Princeton Plainsboro per rimuovere la propria deformità, ma nelle prime fasi dell’operazione va incontro ad un attacco cardiaco, il che naturalmente suggerisce di rimandare l’intervento. Fa seguito la solita serie di diagnosi, dalla droga all’artrite reumatoide giovanile, tra le quali si distinguono per insipienza quelle della dottoressa della CIA assunta alla fine della scorsa puntata. House si rende conto di averla considerata più per la sua avvenenza che per le reali qualità professionali, e scopre così di essere, in fondo, un uomo debole come tutti gli altri (o almeno come me). E’ Numero Tredici a capire che si tratta della malattia di Lyme, indovinando la presenza di un rush cutaneo sfuggito a tutti gli altri medici perchè nascosto dalla capigliatura del freak. Infine House, recuperando un barlume di dignità intellettuale ma perdendo totalmente quella di maschio, licenzia la dottoressa della CIA.
Note. Se volete fare bella figura in compagnia parlando di televisione, potete definire questo episodio come meta- qualcosa. Cioè, prendete il prefisso “meta” e ci aggiungete una parola a caso. Tanto quegli ignoranti dei vostri amici non capirebbero comunque. Gran parte della puntata è vista attraverso la macchina da presa che sta realizzando un documentario sulla storia del paziente, e la cui presenza deve essere tollerata perchè è la produzione a pagare le spese mediche. La trovata diventa un’occasione per giocare con lo spettatore (”Il paziente è attaccato a un pace-maker, è l’unica cosa che fa continuare a battere il cuore” “Lo sappiamo, siamo medici” “Certo, lo stavo solamente dicendo per loro”).
Caso vuole che le coincidenze saltino fuori tutte in una volta. D’altronde se non fosse così non parleremmo di coincidenze. Avete presente
La conversione-spottone di Magdi Allam ha molto di politico, una discreta dose di ipocrisia, forse un pelo di patologia (stiamo a vedere: se la prossima mossa è sbiancarsi come Michael Jackson, l’uomo ha dei problemi). Ma è anche una delle migliori risposte possibili ai teorici dell’islam armato sempre e comunque, oggi come nel futuro (quindi, paradossalmente, allo stesso Allam). Naturalmente non metto in discussione la sostanziale eccezionalità dell’evento, sia per le ragioni alle quali ho appena accennato, sia per la portata che gli si è voluta attribuire. Al contrario, tale eccezionalità la vorrei sottolineare. Allam è (era) un musulmano (forse sì, forse no, forse cristiano copto convertito per convenienza, forse non convertito per niente, forse non gliene frega nemmeno a lui, forse non è questo il punto, neanche per noi) residente in Italia, atipico in quanto tale non solo per le posizioni ideologiche; ma, in un momento logico a mio parere anteriore, per la sua posizione sociale: un professionista ben inserito nel contesto produttivo del nostro Paese, con pieno accesso ai beni e ai servizi che il sistema economico offre, partecipe ai processi politici. Ciò che l’insieme di questi fattori ha prodotto, lo si vede bene: ha prodotto un Magdi Cristiano Allam, un musulmano che si converte al cristianesimo senza nemmeno passare per la new age. E se il discorso regge per il più, a maggior ragione vale per il meno.
Dopo
Circa un mese fa
Pare, io lo scopro adesso, che nella mia città ci sia un “liceo dello sport” (eh? ma esistono davvero? devo essere rimasto un po’ indietro con le riforme della scuola) intitolato a
Uno dei motivi per cui mi risulta abbastanza difficile immaginarmi credente, anche in prospettiva: ho appena scoperto che il giorno in cui è d’uso distribuire rami d’ulivo si chiama domenica delle palme.
Puoi sempre passare al Lexotan. Io l’ho fatto da un pezzo. Perchè da noi la campagna elettorale andrebbe affrontata (da tutti: protagonisti, spalle ed elettori) con l’aiuto degli psicofarmaci, e magari col sostegno di un terapeuta. Ad esempio per calmare Paolo Ferrero e aiutarlo a liberarsi dal suo delirio paranoide, che gli fa vedere
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Un solenne momento di democrazia: firma la 