La democrazia dell’alternanza (e solo di quella)
Anche se non sembra, sono stato un poco attento ai (finora parziali) passaggi parlamentari relativi all’approvazione della legge finanziaria 2008. Pensavo in particolar modo ai casi in cui viene approvato un emendamento dell’opposizione. Tralasciamo per un momento di pensare a cosa sia l’opposizione, da noi, in questo momento; e quindi tralasciamo anche il fatto che qualunque iniziativa provenga da lì non può che essere il Male fatto emendamento. Ma, mi chiedevo: non dovrebbe forse essere proprio questo il regime normale, coerente col nostro sistema costituzionale? La democrazia parlamentare non dovrebbe essere un metodo di governo in cui chi ha la maggioranza fa le leggi, ma nel quale la minoranza conserva la possibilità di far valere il proprio punto di vista attraverso il dibattito parlamentare, e, se ci riesce, di correggere (emendare, toh va’) le iniziative della maggioranza? Credo che il discorso valga in aula come nelle commissioni. E quindi, questo non rende ancora più ridicoli i tentativi di delegittimare la maggioranza per tale via? “E’ passato un emendamento della CdL (ne sono passati due, tre, enne)! La maggioranza non c’è più! Prodi vada a casa!”. Questa è la parte divertente. Ce n’è un’altra, che mi fa sorridere di meno, e che riguarda la concezione della democrazia sottintesa a queste rivendicazioni. E’ molto simile a quello che si intende, per lo più con valenza polemica ma non per questo trascurabile, quando si parla della democrazia come “dittatura della maggioranza”. Il sistema può essere ricostruito in due o tre passaggi: 1) chi ha la maggioranza può, e forse addirittura deve, fare le leggi senza curarsi di nessuna altra istanza politica (o, se è per questo, di altro tipo); 2) qualora altre forze riescano a creare una breccia nella maggioranza, ad esempio reiterando il successo nel far approvare propri emendamenti, allora vuol dire soltanto che una nuova maggioranza deve sostituire l’attuale; 3) tale nuova maggioranza replica il sistema, all’infinito, attraverso un nuovo passaggio elettorale o anche facendone a meno. In tal modo, l’unica parvenza residua di democraticità sarebbe affidata a meccanismi di alternanza, e sempre che sia possibile metterli in moto. Ci si può accontentare?
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Un solenne momento di democrazia: firma la 