Volevo dirvi due cose

- Spero che Hillary non venga eletta. Perchè non so che aria tiri sugli altri media, ma a qualche giorno dal voto in Argentina i giornali radio della Rai insistono a chiamare la moglie di Kirchner col fastidiosissimo appellativo di “la presidenta”. Immagino l’abbiano mutuato direttamente dall’argentino, un po’ come quando, parlando in italiano, si dice “first lady” o “primera dama” per indicare la moglie del presidente degli USA o di un presidente sudamericano. Ma hai visto mai che diventa un’abitudine. La presidenta, la ministra (questo c’è già). Rabbrividisco.
- In geografia sono una capra, e fino ad un paio di anni fa ho sempre creduto che Cortina si trovasse in Trentino Alto Adige, anzichè in Veneto (Cortina è in montagna, in Trentino ci sono solo montagne, Cortina è in Trentino). Perciò, se dopo il referendum l’affare andrà definitivamente in porto, preparatevi a sentirmi ripetere cose del tipo: “ve l’avevo detto” “visto che avevo ragione?”, eccetera.

Spiegatemelo voi

Chi passa di qui più spesso avrà già letto più d’una volta qual è il modello di politica che piace a me, e che potrei riassumere nello slogan: sinistra nei contenuti, berlusconismo negli strumenti (la seconda parte nei limiti di quanto è possibile, naturalmente). Dopo tutto sono una persona semplice e “di pancia”, no? Proprio per questo mi si comprenderà, se ammetto di non riuscire a capire il dibattito sulla legge elettorale. E’ probabile che mi sfugga qualche dettaglio, o che manchi di informazioni che invece i capoccioni del centrosinistra hanno a disposizione. Altrimenti per uno come me, che ha un’idea della politica come sintetizzata qui sopra, c’è di che dar fuori di matto. Riassumendo: c’è questa coalizione di centrodestra che durante la scorsa legislatura perde consensi, nei sondaggi e alle elezioni; sa che con ragionevole probabilità perderà le politiche del 2006; e allora ti confeziona all’ultimo minuto una legge elettorale ad hoc, che nella vulgata successiva pare fatta apposta per garantire l’ingovernabilità, e se l’approva di forza. Poi bisogna ricordare, quanto all’ingovernabilità, che in primavera il corpo elettorale ci mette del suo. Ma questo interessa poco ai nostri fini (nel senso che se anche mancasse l’elemento del risultato elettorale traballante, il discorso non cambierebbe di una virgola). Oggi siamo nella stessa situazione di allora, ma a parti invertite. E ci si aspetterebbe che il centrosinistra facesse lo stesso. Con il non trascurabile vantaggio che, per fare lo stesso, non dovrebbe fare nulla: basterebbe lasciare la legge elettorale così com’è per smussare le conseguenze, in termini di seggi, della probabile vittoria della destra. E invece, lo sapete, si avventura alla ricerca di modelli stranieri e di quant’altro possa servire per cambiare la legge elettorale in un modo che, nelle parole del centrosinistra, dia maggiore stabilità ai futuri governi: tutto quanto possa servire, insomma, per ripagare la furbata garantendo a Silvio cinque anni di tranquillità e salute. Fin qui, uno dice: da un lato i furbi e dall’altro i fessi. Tutto sommato, è una delimitazione semplice e regolare delle rispettive competenze, sebbene mi faccia pulsare il sangue nelle tempie. Se non fosse che dall’altra parte non si vuole accettare il regalo, e si sostiene la possibilità di andare alle elezioni con questa legge. I casi sono due: o il centrodestra in fondo ha paura (una paura a parer mio ingiustificata, ma tant’è) che più il tempo passa, più aumentano le possibilità di modificare la situazione attuale delle preferenze, oppure i conti non tornano per davvero.

L’inventore del web 2.0

Una quindicina d’anni fa c’era questo maestro elementare napoletano che aveva raccolto i temi sgrammaticati dei suoi alunni e ne aveva tratto un libro (Io speriamo che me la cavo; dài, che l’avete letto). I temi, assicurava il maestro, erano genuini come una mozzarella di bufala campana, e tutti ridevamo dell’ingenuità e del genio inconsapevole di quegli scugnizzi dall’ignoranza stupefacente. Finchè qualche genitore non cominciò a pensarci su: il tema è di mio figlio, in fondo l’autore è lui; caro maestro, caccia i soldi. Anche perchè non si trattava di bruscolini: il libro aveva venduto vagonate di copie, e ci avevano pure fatto un film. Marcello D’Orta, il maestro, cambiò versione. Col cavolo che i temi erano genuini: avevano invece subito un pesante rimaneggiamento, senza il quale non sarebbero stati fruibili, o roba del genere. Francamente non so se e come la vicenda abbia avuto un seguito giudiziario. So però che D’Orta è il vero fondatore del web 2.0, quella cosa bellissima per cui (tra l’altro) la conoscenza proviene dal mare indistinto degli utenti, l’informazione si forma dal basso. Poi ogni tanto arriva qualcuno dall’alto, raccoglie e monetizza.

Prendete la blogosfera. Per dire, quella italiana. Uno sfaccendato qualsiasi (in futuro potresti essere anche tu, che stai leggendo questo post! è il bello del web 2.0!) ad un certo punto ha un’idea divertente (divertente davvero) per farsi scrivere il blog dai suoi commentatori senza doversi sbattere più di tanto: mandatemi le note disciplinari che avete preso a scuola, e io le pubblico. Il resto è storia. Il blog cresce, i contatti giornalieri aumentano, spuntano gli ads. Qualcuno, nell’editoria su carta (buuu! vecchia! geriatrica!) prende nota, pubblica, e paga. Scopa. C’è gente che è andata a scuola col machete nello zaino, pur di vedersi pubblicata sul blog di John Beer. Ma fin qui ci troviamo ancora all’interno di una zona incerta, di un meccanismo in qualche modo imperfetto, più vicino al romanzo di D’Orta che al vero web 2.0. Diciamo 1 e ½.0. Nel senso che l’atto creativo non sta nella nota disciplinare scritta dal professore, o nello studente che se ne bulla in pubblico attraverso la rete. Sta nel concepire tutto questo come un sistema, e nel vederlo e riproporlo nella sua componente involontariamente comica. John Beer è l’ingegnere, e i suoi commentatori sono gli operai sottopagati; anzi, non pagati per niente. Il vero capolavoro 2.0 si ha solo con il libro dei Fincipit (l’hanno linkato tutti, lo linko anch’io; così, se prima non lo conoscevate, adesso sì e lo andrete a comprare). Anche qui lo schema è più o meno lo stesso: qualcuno ha un’idea (godibile pure questa, purchè non la si tiri troppo per le lunghe; trovate tutto con il link che vi ho dato) e chiede ai lettori del suo blog di svilupparla. I lettori applicano e replicano lo stesso schema iniziale, di fatto creando, come veri e propri microautori consapevoli, frammenti di quello che sarà il testo finale. In pochi passaggi, da gennaio ad oggi (uff, che fatica il copia e incolla!) si arriva alla carta stampata e all’insperato assegno 1.0, che naturalmente va soltanto al primo anello della catena. Hey, a pensarci è un po’ come vendere i prodotti Herbalife. Come un multilevel marketing, solo che i livelli sono soltanto due. Attenzione però: gli autori, almeno quelli che compaiono in copertina, ci tengono a sottolineare che solo alcuni dei fincipit provengono dai lettori. Altri sono inediti (come dire, li abbiamo concepiti noi). Dico, non è un delizioso mettere le mani avanti? Non ricorda le giustificazioni che all’epoca diede Marcello D’Orta? E’ come un cerchio che si chiude.

Gli autori 2.0 hanno una serie di vantaggi rispetto al maestro napoletano. Anzitutto i contributi sono frammentati tra un numero così elevato di persone che ogni rivendicazione, presa singolarmente, avrebbe un valore irrilevante. Il che, di fatto, esclude che una rivendicazione possa essere avanzata, perchè ne sopprime l’interesse economico concreto. E poi ci sono i blogger. Dài, i blogger. Quelli vanno in sollucchero solo al pensiero di finire sulle pagine di un libro, comunque avvenga. E’ già tutta qui la loro ricompensa. Come potrebbero volere di più? E sia chiaro che sto rosicando. Magari l’avessi avuto io, lo spunto iniziale. Vi avrei schiavizzati tutti, altro che “facciamo un gioco insieme”.

Facciamo il punto della situazione

Niente di meglio di un venerdì.
Qualcuno ricorderà il mio ultimo tentativo di mettermi a dieta. Bene: a più di un mese da quel post, risulta che ho perso solo tre chili. E non riesco a capire dove, visto che la pancetta sembra esserci ancora tutta. Niente battute sul dove. Ho detto niente battute.
E forse qualcuno ricorderà anche la mia velleitaria scalata alla classifica di Blogbabel. Pare che da qualche giorno, complice anche un certo cambiamento dei parametri di valutazione del quale non è poi così necessario capire i dettagli, il mio blog veleggi tra la 540° e la 600° posizione. Il che vuol dire che l’ingresso nella top 500, che mi ero ripromesso come obiettivo plausibile, è lì ad un passo. Quindi linkatemi anche nei bagni dall’Autogrill. (Poi però basta, che il bel gioco dura poco, e non è che ho tempo di controllare la classifica tutti i giorni.)

Osservatorio House /17

Il telefilm più in voga del momento: sinossi degli episodi e brevi annotazioni. Per chi ha perso la puntata del mercoledì. Per chi s’è abbioccato a metà. Per chi è andato in fissa sulle cosce della Cuddy e non ci ha capito più niente.

Episodio 3x18. Primo caso della settimana: una lesbica di mezza età chiama un’agenzia di prostitute per farsi mandare una squillo a domicilio. E già qui. Voglio dire, sei lesbica! Che bisogno hai di farti questi giri? Vai in un bar di quelli apposta e rimorchi gratis come se fosse niente! Dicono che in America sia pieno di locali del genere. Fosse così facile anche per noi etero. Comunque sia, la signora sviene sul più bello e viene ricoverata al Plainsboro Hospital. Di lei si occupano i tre moschettieri, coordinati dal dottor House. Oh, maledetta abitudine. Volevo dire Wilson, il dottor Wilson, che con la forza dell’amore che sempre l’accompagna convince la squillo a rimanere accanto alla propria cliente nel momento del dolore (e dire che non avevano neppure consumato). House invece è in aereo con la Cuddy, di ritorno da un convegno medico in Asia. Durante il volo un paziente con gli occhi a mandorla vomita di tutto, sulla cute gli esplode un rush, e diventa preda di convulsioni. Così come un quarto degli altri pazienti, che lo seguono subito dopo. La Cuddy, più morta che viva pure lei, sospetta un’infezione da meningite batterica. House dimostra che si tratta di un caso di isteria collettiva. Rimane però il primo malato, quello che ha dato il via alla catena di isterici. Lui dev’essere malato per davvero. Da una ricevuta nel suo portafogli si viene a scoprire che ha fatto un’immersione poco prima di prendere l’aereo. Insomma, qui dovrei inserire la necessaria spiegazione medica, ma sapete già come vanno queste cose, sapete che non me ne intendo. In pratica ha un’embolia. L’aereo si abbassa di quota e tutti sono felici e contenti. Nel frattempo, al Plainsboro, Wilson e gli altri dribblano cancri al seno e problemi neurologici assortiti, finchè Eunuco Chase non scopre che la paziente ha solo subito un’intossicazione a causa della disinfestazione della casa dirimpetto. Ecco come si guastano i rapporti di vicinato. Wilson fa il marpione con la squillo, e Cameron scarica Chase che chiedeva qualcosa di più del solo sesso (poi uno si domanda perchè lo chiamo Eunuco).

Episodio 3x19. Bambina di sei anni, figlia di padre assente, madre morta un anno fa. Attacco di cuore durante il doposcuola, e dopo il ricovero ictus e artrite (hey, i medici credevano che ce l’avessi anch’io a quell’età, e invece era qualcos’altro, qualcosa che non ricordo; comunque sono ancora vivo). Cameron e Chase, che da quando non lo fanno più insieme sono cane e gatto, ispezionano la casa della famigliola e trovano una maglietta della bambina intrisa di sangue. Sarebbe bello se si trattasse di un abuso del padre, come ipotizza House. Voglio dire, aggiungerebbe sale alla puntata. Invece è semplice mestruo. Incredibili i bambini di oggi: non fai in tempo a goderti la loro innocenza che sono già grandi. La bambina ha le mestruazioni, e suo fratello di poco più grande corteggia in modo sfacciato Cameron. E’ evidente che i due hanno qualche problema di ormoni. La soluzione: il padre ha una relazione con la loro maestrina, di venti anni più giovane, e per non fare brutta figura si spalma sull’attrezzo una crema agli ormoni per potenziare le proprie prestazioni. Poi dà la mano ai figli, li carezza, e riempie di ormoni pure loro. Wilson fa finta di corteggiare la Cuddy, House si finge la Cuddy nel corteggiare a distanza Wilson, che ammette di aver fatto una pensierino alla Cuddy, ma solo per finta, e io mi sono perso.

Note. Nessuno ha letto e conservato un articolo del Corriere in cui alcuni medici prendevano le distanze dal telefilm e lo bollavano come dannoso? Ne ho sentito parlare, ma non l’ho intercettato. (E’ roba recente, di questa settimana.)

Sono una persona orribile


Che il filmato qui sopra sia genuino o farlocco importa poco. Pensavo invece alla sequenza di considerazioni che mi sono venute spontanee la prima volta che l’ho visto, e che vado ordinatamente ad elencare (sì, è un post a punti pure questo: ci tengo a rimanere nel solco della tradizione blogghereccia).
- Il ragazzo è un grande: anche davanti all’evidenza della propria colpa è stato in grado di sostenere che non stava facendo niente. Eroico.
- Se, come sembra, il filmato è stato girato di nascosto da lui, mi diventa addirittura un grandissimo: per una volta che riesco a fuggire dal tran tran con la mia vecchia, vuoi che non ne tenga almeno un ricordino da riguardare nei momenti tristi? Romantico.
- In fin dei conti è sempre colpa delle donne: la fidanzata gli avrà fatto mancare qualcosa che è stato costretto a cercare altrove, e l’amante l’avrà tentato con mille malizie. Martire.
- Una che fa scenate del genere merita tutte le corna possibili. Cagacazzo.

La prenderei a testate (non fosse che dietro c’è il muro)

Mi piace l’idea di una sanità pubblica, con tutto quello che si porta dietro. Credo che uno Stato che assicura gratuitamente ai suoi cittadini il bene primario della salute sia una conquista di civiltà irrinunciabile, che giustifica qualunque pressione fiscale. Quando pago le tasse, lo faccio più volentieri al pensiero che una parte sarà destinata alla sanità pubblica. Un popolo che non deve preoccuparsi della sopravvivenza immediata è un popolo che può dedicarsi con più impegno ad essere felice (quest’ultima rende meglio se mettete in sottofondo un file audio con gli uccellini che cinguettano).

Perciò odio con tutte le mie forze chi si è messo in testa di vendermi la sanità pubblica come se fosse un pacchetto di caramelle. Per chi si interessa dei dettagli, la campagna è del solito Toscani e pare essere costata un milione e mezzo di Euro. Esiste anche un video, io l’ho visto proiettato a getto continuo alla stazione centrale di Milano; la parte più divertente è che, per come è montato, non ci sarebbe da stupirsi se scatenasse qualche episodio di epilessia.

Pensa se era pure negro

L’autrice dei romanzi di Harry Potter ad un incontro coi lettori.

A un giovane fan che aveva chiesto quando Dumbledore - Silente nella versione originale - troverà “il vero amore della sua vita”, l’autrice ha risposto senza esitazione: “Dumbledore è gay”.
Traduzione: Albus Silente non troverà mai il vero amore perchè è gay, e il vero amore può nascere solo tra un uomo e una donna. Gli omosessuali, al massimo, soddisfano i loro istinti bestiali e deviati. (No, vabbè dài, ha solo colto l’occasione per creare l’hype. Certo che come li sa vendere lei, i libri.)

Blossip

Vi racconto cosa succede nel ricco sottobosco della blogosfera italiana. Cioè, vi racconto quello che credo di aver capito. C’è un signor blogger che a quanto pare molesterebbe alcune signorine blogger, o almeno una di loro, inviando via mail foto non richieste delle proprie parti intime. Poca roba, a dire il vero: un paio di jeans slacciati, dei boxer che fanno capolino, un addome pelosetto (per essere chiari, non si tratta della foto qui accanto; quella l’ho semplicemente pescata in rete, giusto per rendere l’idea). Una signorina decide di vendicarsi facendo girare la stessa foto, sempre via mail, tra coloro che risultano linkati dal blogger in questione (ed è così che l’ho ricevuta io). Una cosa del tipo: guardate che razza d’uomo, guardate la sua vera faccia. Qualcuno dei destinatari deve averlo avvertito, perchè lui rifà il giro di mail per smentire. Dopo di che la signorina rincara la dose con un’altra mail dello stesso tenore della precedente. E questo è quanto, almeno fino al momento in cui scrivo. Se è uno scherzo okay, ci siamo divertiti. Se invece fanno sul serio è una cosa fantastica, e sono orgoglioso d’essere stato tirato in mezzo.

Osservatorio House /16

Il telefilm più in voga del momento: sinossi degli episodi e brevi annotazioni. Per chi ha perso la puntata del mercoledì. Per chi s’è abbioccato a metà. Per chi è andato in fissa sulle cosce della Cuddy e non ci ha capito più niente.

Episodio 3x16. Fare una diagnosi sarebbe molto più facile, avendo a disposizione i poteri di un paragnosta. House, ad esempio, vede in un sogno premonitore il caso della settimana: un ex marine con la sindrome della Guerra del Golfo, tumori al cervello che appaiono e scompaiono, una lingua coperta di piaghe pestilenziali, e una progressiva paralisi del corpo. Nonostante sia dotato di facoltà medianiche, House non può tuttavia sfuggire alla finitezza del proprio corpo, ed è costretto a cateterizzarsi per svuotare la vescica, non essendo più in grado di fare pipì da tre giorni (un effetto collaterale del Vicodin). Nel frattempo i tre moschettieri sospettano una contaminazione da uranio impoverito, che curano con del bicarbonato (lo stesso che io uso per le inalazioni di vapore quando ho il raffreddore, oppure per lavare la frutta? buono a sapersi, ora non tempo più una nuova Chernobyl), ma senza risultati apprezzabili. Sempre più calato nel ruolo di mamma Ebe, House arriva in ospedale con la diagnosi corretta dopo aver ricevuto un’illuminazione nel sonno: si tratta di Telangiectasia Emorragica Familiare, una malattia ereditaria che compromette i vasi sanguigni. House infine scopre di aver sognato il volto del marine per averlo visto anni prima mentre amoreggiava con la Cuddy. Lei lo accusa di essere semplicemente geloso, ed almeno in apparenza lo allontana da sé.

Episodio 3x17. Qualcuno diceva che il posto più pericoloso del mondo si trova tra una madre e il proprio bambino. Ma se in mezzo c’è solo un cordone ombelicale? E se è il figlio ad attentare alla vita della madre? Quarantenne incinta colpita da ictus. La diagnosi dice “sindrome di Ballantine”, una malattia che causa un riflesso sulla salute della gestante dovuto ad anomalie del feto. Fosse per House la questione verrebbe risolta in un amen: aborto e poi tutti in ferie. Ma la Cuddy, che si identifica nella paziente quarantenne alla ricerca del primo figlio, non ne vuole sapere (come d’altronde la malata stessa). Si opta quindi per un intervento sul feto, allo scopo di identificare l’anomalia, che viene infine localizzata nei polmoni, e di rimuoverla. Tutti felici e contenti. Cameron e Chase non solo limonano duro, ma forse si vogliono anche un po’ bene; lui sembra particolarmente coinvolto. In fondo noi uomini siamo così deboli e sentimentali.

Note. Potevano anche avvertire che avrebbero trasmesso due puntate al posto di una. A momenti mi perdevo la seconda. Ad ogni modo, pare che negli ultimi episodi si stia puntando sempre più sugli intrecci amorosi. Ma non c’era già Grey’s Anatomy per questo?