Ennesimo record del petrolio
Ieri un barile di greggio è sceso sotto i 47 secondi nei 400 ostacoli.
Ieri un barile di greggio è sceso sotto i 47 secondi nei 400 ostacoli.
Sto vivendo un piccolo dramma personale: mi s’è inquartata Barbara Berlusconi.
Domenica scorsa ho approfittato della tiepida mattina di primavera, carica di sole, di fiori, di profumi e di promesse d’amore, per chiudermi in camera a formattare il pc, onde eliminare una serie di virus che non ne volevano proprio sapere di andarsene. Tutto bene. Soltanto che ora Windows, nel momento in cui mi chiede la consueta attivazione in rete, sostiene che il codice della mia copia non può più essere utilizzato, e che di conseguenza devo procurarmi un codice nuovo. Aggiunge inoltre, con tono di simulata cortesia ed invero minaccioso per chi sa leggere tra le righe, che se non provvederò alla registrazione entro 30 giorni non potrò più utilizzare il mio sistema operativo. Ci si può fare qualcosa? A parte installare Linux, simpaticoni.
Update: dimenticavo un paio di precisazioni. In primo luogo ho provato a seguire la procedura di registrazione telefonica, ma non trovo da nessuna parte il numero da chiamare (dovrebbe comparire nella finestra di dialogo? beh, non compare). In secondo luogo ho messo in pratica questo trucchetto trovato in rete, nonchè scaricato ed eseguito questo programma, che dovrebbe compiere automaticamente la stessa operazione. Nessun risultato, la richiesta di registrazione è sempre lì.
Da un rapido giro dei cantieri edili della mia zona, pare che dopo un decennio di strapotere delle persiane in legno vecchia maniera sia tornata di moda la proletarissima tapparella. Sempre sulla breccia, invece, il mattoncino a vista, tendenzialmente di area forzista.
Anche se, lo sappiamo bene tutti quanti, la Giustizia ha tempi lunghi (nella fattispecie: il tempo che ci ho messo io a ricordarmi della cosa). Francesco Bruno, il criminologo ciccione, intervistato a Radio 1 una settimana dopo il rapimento di Tommaso Onofri, aveva dichiarato che secondo lui il sequestro era da attribuire ad una setta di satanisti.
Visto all’entrata di un bar, dalle mie parti. Pennarello nero del gestore, penna blu di un cliente (presumo).
La mia più grande sconfitta, come uomo, è ritrovarmi a perdere del tempo per spiegare la legge elettorale a uno come Roberto Calderoli. Tenuto conto, poi, che si tratta di una legge che ha scritto lui stesso. Le dichiarazioni del ministro uscente credo le abbiano sentite o lette un po’ tutti (ad ogni buon conto, ve le linko): si tratta di sottrarre circa 45.000 voti all’Unione, i voti raccolti dalla lista Lega Alleanza Lombarda nella circoscrizione Lombardia 2. In questo modo, la CdL si troverebbe in vantaggio alla Camera, di fatto ribaltando le proporzioni tra i seggi suoi e quelli dell’Unione. Ma vediamo cosa dice di preciso, Calderoli. Ecco come motiva l’affermazione:
[…] ci sono i voti della lista Lega Alleanza Lombarda che si è presentata solo nella circoscrizione Lombardia 2 e che sono 45.580. Questi non possono essere assegnati a Prodi. Non devono proprio essere calcolati. Perché la legge che io ho scritto parla chiaro: la cifra elettorale nazionale di coalizione deriva dalla somma delle cifra elettorale nazionale delle singole liste e la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno. È evidente quindi che la cifra nazionale deve essere la somma di almeno due circoscrizioni e in assenza di questo non può essere conteggiata. Infatti il legislatore ha previsto l’ipotesi del conteggio della singola circoscrizione solo nelle regioni ove esiste la tutela delle minoranze linguistiche.
Quindi: i voti raccolti da Lega Alleanza Lombarda non devono essere conteggiati, perchè tale lista si è presentata in una sola circoscrizione (cioè in Lombardia 2), mentre la legge richiede che si presenti in almeno due circoscrizioni. Ebbene: la legge richiede espressamente un requisito del genere? Neanche per idea, non si trova scritto da nessuna parte. E difatti il discorso di Calderoli è più articolato, in un certo modo più sottile (e si sente l’orgoglio del giurista di vaglia; notate come ad un certo punto prende a parlare di sé in terza persona: “il legislatore”). Dice Calderoli: se anche la legge non prevede espressamente tale requisito, esso è da considerarsi implicito. Occhio perchè adesso ci addentriamo nella giungla del ragionamento giuridico. Questa è alta scuola leghista. Si tratta di sussumere una regola generale attraverso l’argomentazione a contrario di un’eccezione di segno presumibilmente opposto. Vi faccio un esempio. Poniamo che esista una legge che impone a tutti di usare soltanto vestiti di due colori, o bianco o nero. Articolo 1 della nostra legge: “I colori ammessi per i vestiti sono il bianco e il nero”. Già, ma posso usare quello che voglio, bianco o nero indifferentemente? La legge non lo specifica. Dice però, articolo 2: “Eccezionalmente, nei giorni di festa può essere usato il colore bianco”. Il che vuol dire che per regola generale, di solito, il colore da mettere sarà il nero. Nessun articolo della nostra legge lo proclama espressamente, eppure siamo arrivati lo stesso ad affermarlo con una ragionevole sicurezza. Se il bianco è l’eccezione, sarà il nero la regola. Lo stesso ritiene Calderoli: la legge elettorale non prevede in maniera espressa l’obbligo di presentare una lista in almeno due circoscrizioni (è vero, parla di “somma delle cifre elettorali circoscrizionali”: ma non solo “uno più uno” è una somma, anche “uno più zero” lo è), tuttavia la stessa legge contempla espressamente la libertà di presentarsi soltanto in una circoscrizione “solo nelle regioni ove esiste la tutela delle minoranze linguistiche”. Come dire, in soldoni: le regioni in cui sono tutelate le minoranze linguistiche sono un’eccezione, quindi la regola è di segno contrario, e nel resto d’Italia ci si deve presentare in due circoscrizioni almeno. Fine del ragionamento di Calderoli. Non fa una piega, vero? Ed in effetti non la farebbe, se tutte le condizioni che elenca sussistessero. Perchè (ecco il punto, mettete su un disco che crea suspence, tipo la colonna sonora dello Squalo di Spielberg, avete presente? quando si avvicina il pescecane) l’eccezione di cui parla il ministro uscente, semplicemente, non esiste. Non è presente in nessuna parte della legge, ecco cosa. Vi linko la legge Calderoli: la trovate qui. La legge Calderoli modifica il preesistente d.P.R. del 1957, ma purtroppo non ho trovato in rete un testo completo e già aggiornato, quindi vi dovrete accontentare della legge di modifica. Quello che ci interessa è il comma 12 dell’articolo 1, che va a modificare l’articolo 83 del d.P.R. (difatti si apre con “L’articolo 83 […] è sostituito dal seguente:[…]”). Si parla proprio di cifre elettorali nazionali, di coalizione e di lista, e di cifre elettorali circoscrizionali, i concetti ai quali Calderoli fa riferimento nella sua dichiarazione. Si parla anche delle liste “rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute”, proprio il centro del nostro ragionamento (e di quello di Calderoli): “[…] una lista collegata rappresentativa di minoranze linguistiche riconosciute, presentata esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche”. Cosa dice la norma? Dice, semplicemente, che queste liste debbono presentarsi obbligatoriamente (”esclusivamente”) in determinate regioni, quelle il cui statuto “prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche”. Tutto qui, non c’è nient’altro. Non si tratta di una facoltà (quella di presentarsi in una circoscrizione soltanto) eccezionale rispetto ad una fantomatica e generica coercizione di segno contrario. A dire il vero non si tratta nemmeno di una facoltà, ma di un obbligo. Mi spiego meglio. La Lega Nord è un partito a forte connotazione regionale, ma questo non la obbliga a presentarsi solo nel Nord Italia (infatti si è presentata anche, che so, nel Lazio, prendendo lo 0,24% dei voti). Invece (ecco l’eccezionalità, ma si tratta di tutt’altro discorso), il Sudtiroler Volkspartei o Die Freiheitlichen, ad esempio, si possono presentare solo in Trentino Alto Adige. Questo soltanto dice la legge. Le affermazioni di Calderoli non hanno nessun tipo di aggancio col testo normativo, sono del tutto campate per aria.
Okay, allora siamo a posto, nessuna esclusione dei voti? Certo, siete a posto. Ne sei sicuro-sicuro? Veramente, no.
Perchè negli anni ho visto e letto talmente tante strambe interpretazioni delle leggi, che ormai non riesco più a stupirmi di niente. Ce la fate a reggere un altro esempio? Esiste un articolo del codice di procedura penale, il 383, il quale afferma che a determinate condizioni un privato cittadino può effettuare un arresto in flagranza di reato. Niente di che. Anzi, è pure utile come cosa: ti permette di farti bello con le ragazze, per dire (”Quella volta che ho acchiappato un rapinatore appena uscito dalla banca”). Qui non si mette in dubbio la bontà sostanziale della norma. Però in effetti c’è un problema di costituzionalità: perchè l’articolo 13 della Costituzione consente di adottare provvedimenti provvisori limitativi della libertà personale solo alle “autorità di pubblica sicurezza” (intendendo, evidentemente, chi ricopre istituzionalmente questo ruolo: Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, eccetera). Allora, come ne usciamo? La Corte Costituzionale non si è mica scomposta, e l’ha risolta così: quando sussistono le condizioni previste dall’articolo 383, anche il privato cittadino è da considerarsi agente di polizia giudiziaria, sebbene in via eccezionale e temporanea. Ma come? Dove? In questo modo si fa dire alla legge quello che la legge non dice da nessuna parte, a nessun livello! Eppure la questione si è chiusa così, con questo (utile) nonsense giuridico. Questo per ribadire quanto sopra, cioè che tutto è possibile, anche che l’unica interpretazione plausibile di una legge venga scavalcata. Specie in casi in cui essa dovrebbe determinare rapporti di forza non ben delineati in quanto tali, come è nel nostro caso.
Leggerete cose già dette e già sentite. D’altronde questo vuole essere un riassunto, c’è scritto pure nel titolo.
Prozac. La sinistra ha perso le elezioni. Ha perso perchè non possiede l’armamentario culturale, valoriale e linguistico necessario per dialogare con gli ignoranti (e uso la parola “ignorante” come sinonimo di “debole”, con tutto lo slancio affettivo che posso provare per i deboli). Non esiste un Borghezio di sinistra che vada ad un comizio a prendersela con “Prodi e la sua Europa di merdaaa!” mentre percepisce uno stipendio da europarlamentare. Ma anche senza arrivare a questo tipo di eccessi, non esiste un Berlusconi di sinistra, che faccia promesse irresponsabili, che sappia cavalcare l’onda dell’attualità ben sapendo che la memoria della gente è corta, che giochi a spararle sempre più grosse, che sappia vendere una versione ultrasemplificata dei temi politici (una versione fuorviante per definizione, perchè i temi politici sono tutto fuorchè semplici, e tuttavia più efficace proprio per la sua semplicità; mettete a confronto il foglio A4 del contratto con gli Italiani, con le, quante erano? duecentocinquanta? pagine del programma dell’Unione). Diceva Moretti, anni fa, che Berlusconi “parla alla pancia del Paese”. Ti stanno levando progressivamente la salute, l’istruzione, le prospettive di lavoro, il futuro, la dignità. Ma se ti ridanno l’I.C.I., okay, sei a posto così. La sinistra non è in grado di capirlo, di spiegare in parole semplici che non funziona proprio in questa maniera, di parlare “alla pancia”. Di usare lo stesso linguaggio della destra per combattere la destra. Per dire: le elezioni finiscono come finiscono, ed il giorno dopo arrestano Provenzano. Prodi, dài, è il tuo momento. Buttala lì: “Provenzano è stato arrestato e non ha neanche fatto resistenza. Deve avere capito anche lui che da oggi il clima in Italia è cambiato”. Bùm, mille voti che si spostano a sinistra. E invece niente, niente, niente. La sinistra è, in una parola (e la uso in tutte le sue possibili sfumature semantiche), impopolare.
E io godo (1). La sinistra ha perso, la destra si è suicidata. C’è solo una categoria di persone peggiore dei truffatori, sono i truffatori che alla fine lo prendono in quel posto. La destra ha vergognosamente cambiato le regole del gioco (la legge elettorale) all’ultimo momento, modellando su sé stessa quello che credeva essere il trucco più semplice per vincere. Il premio di maggioranza ha invece regalato la Camera alla sinistra, più di 60 seggi di differenza grazie allo scarto di un pugno di voti. La destra ha dato il voto agli stranieri di sangue italiano, senza più alcun ragionevole collegamento politico (men che meno economico) con il nostro Paese, perchè era convinta che votassero in massa a suo favore. E loro hanno fatto vincere il centrosinistra al Senato. Dilettanti.
E io godo (2). Non so voi, ma quando ho letto di Berlusconi che propone un Governo di larghe intese ho davvero cominciato a riprendermi dalla batosta (a proposito: che meraviglia sentirlo parlare di larghe intese “alla tedesca” quando per tradizione le soluzioni compromissorie sono definite “all’italiana”; quasi meglio della finale del 1982, quasi meglio che rubare la fidanzatina ad un crucco in vacanza a Cesenatico). Stiamo parlando di un uomo che ha governato da padrone per cinque anni, tra provvedimenti per sé approvati facendo lavorare il Parlamento anche di notte, questioni di fiducia poste un giorno sì e due no, leggi elettorali e riforme costituzionali a colpi di maggioranza, nessun dialogo con le parti sociali. E non aveva il 90% dei voti, ne aveva poco più della metà. Anzi, a dare retta alle elezioni amministrative ed europee, si era venuto a trovare nella stessa situazione che aveva rinfacciato all’Ulivo dal ‘96 al 2001, ripetendo come un mantra: “La maggioranza in Parlamento è la minoranza nel Paese”. Oggi, guarda un po’ a volte il caso, riscopre il valore del dialogo, delle “larghe intese”, della tutela di tutti, anche se solo per un giorno. Sapere che anche io, nel mio piccolo, l’ho costretto a dichiarazioni del genere, è pur sempre una bella soddisfazione.
Miss Italia nel mondo preferisce Prodi. Che poi non è vero che gli italiani all’estero non dovrebbero votare perchè non hanno più una relazione rilevante col nostro Paese. Pensate ad esempio a Luigi Pallaro, unico indipendente al Senato, eletto in Sudamerica. Lui l’ha detto subito: “Io sto con chi ha vinto”. Dico, esiste qualcosa di più genuinamente, drammaticamente italiano?
Un Paese normale. La vittoria di Prodi, per quanto limitata, ha già messo l’Italia sulla strada della normalizzazione in senso democratico. Prendete la strategia della tensione: una volta facevano trovare le bombe, oggi fanno trovare le schede elettorali già votate.
No, perchè una cosa la volevo dire lo stesso sulle elezioni. Oddìo, non proprio di elezioni si parla, ma considerato che la questione è saltata fuori di nuovo durante i giorni del voto, e in precedenza non vi avevo mai accennato, neppure quando la polemica era più d’attualità, mi pare l’occasione giusta per due parole. Si tratta dell’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, idea che non potrebbe infastidirmi più di quanto già faccia. Ma, e credo che il punto sia questo, non certo per un discorso legato al rispetto delle diversità, alla promozione del multiculturalismo, o ad altre balle del genere, dalle quali mi tengo prudentemente alla larga. Le mie ragioni sono di ordine pratico, ed in qualche modo egoistiche. Nel senso che si tratta di tutelare me stesso e le mie libertà (nonché, incidentalmente, le vostre; ma soltanto perchè siamo sulla stessa barca, altrimenti sai che me ne frega). Il buon senso ci impone di riconoscere che opporsi al cambiamento (volete chiamarla deriva? ve lo concedo, per quel che importano le parole) in senso multietnico e multireligioso non ha senso, semplicemente perchè quel cambiamento ha già avuto luogo. Sveglia, non guardate solo i culi delle ragazzine, quando camminate per strada. Ci siamo in mezzo.
Quanto ci abbiamo messo per autoeducarci alla laicità nella vita pubblica? Non saprei, credo parecchi secoli. Bella forza, eravamo tra di noi, ci credo che abbiamo avuto tutto il tempo di questo mondo (sì, dài, c’erano Lutero e tutto il resto, e poi le chiese orientali: robetta, fuoriuscitismo di poco conto; vuoi mettere l’Islam? vuoi mettere una tradizione coltivata da sempre in un mondo distinto?). Qui e adesso, invece, il gioco si fa duro, perchè il tempo è poco e forse è già scaduto, e l’obiettivo non è insegnare la laicità a noi stessi, ma insegnarla agli altri. Ai nuovi concittadini (in senso naturalistico per ora, in senso politico e giuridico in futuro) che già sono qui. Loro dovranno dimostrare di essere degli ottimi studenti, noi degli ottimi insegnanti. Togliere il crocifisso anzichè imporlo significa fare una prima mossa in questo senso. Di modo che se fra cento anni i musulmani in Italia diventeranno il 50% più uno (pare fantascienza? auguri) non siano mai e poi mai presi dalla tentazione di sostituire direttamente il crocifisso col Corano, giustificandosi con un “Vi siete divertiti fino ad oggi, adesso è il nostro turno”.
Berlusconi ha il grande pregio di cadere sempre in piedi. Se anche gli va male per un verso, subito gli va bene per un altro, come una sorta di naturale riequilibrio tra sfortuna e fortuna. Non fa in tempo a perdere le elezioni, che il giorno dopo arrestano Provenzano, così che Silvio può guadagnare una posizione nella classifica dei più pericolosi criminali ancora in libertà.
(questo post si autodistruggerà un attimo prima che mi notifichino la querela)